zajchik alle 12:56 | permalink | commenti (143)
casa
zajchik alle 19:46 | permalink | commenti (2)
tempo, sopravvivenza
zajchik alle 15:18 | permalink | commenti (1)
libri, sopravvivenza, ombelico
Bisogna conviverci con questa strada sempre uguale che mi accompagna tutti i mercoledì. Chissà quali sono le storie delle macchine che passano accanto al mio finestrino, mentre tolgo e metto il cappello per regolare il sole troppo uguale e sfacciato. Odio le luci forti, voglio le mie penombre e i miei chiaroscuri da illuminare. Non sparatemi addosso, plìz. Dovrò convivere con un futuro fatto di cure e di pause, di checkup e ore d'aria; dovrò imparare a fuggire, a imparare nuove lingue, ad arredare una casa. Oltre la porta c'è la chemio accanto a darko pancev, le infermiere che mi trattano come una bambina capricciosa, la piantana che è come la palla al piede dei forzati - sarà difficile involarmi per le scale - l'aggeggio per la pressione che solo a vederlo la minima mi schizza perchè si muore un po' per poter vivere e per curarsi invece bisogna esser sani ma se it takes a fool to remain sane non ci capisco più una sega. Specie se finalmente esci dalle tue flebo e trovi l'oncologo steso a terra per un colpo di calore.
Se continuo a scrivere è perché un giorno vorrei raccontare tutto questo come una storia che comincia ma lo sapete che, forse non ti ricordi quando intrecciando le dita tra i capelli. Magari ci crederò prima o poi che il mio cranio è secsi. Sicuramente secsi è chiara che buca il grigioazzurro color disinfettante con una sporta di ciliegie e peperoncini. E un saccone di libri. Cosa c'è di meglio di ciliegie libri e peperoncini, io potrei viverci per sempre tra il rosso e le parole, a farmi strizzare le papille e ripiantare i noccioli sporcandomi di terra le unghie che riavrò, un giorno. Magari tornando a Mosca, dove mi facevano la manicure sputando semi di girasole. Io ti scrivo non perché voglio che tu mi risponda, ma perché ho qualcosa da dirti.
Grazie.
zajchik alle 17:43 | permalink | commenti (6)
tempo, sopravvivenza, ombelico
zajchik alle 15:25 | permalink | commenti (2)
casa, internazionale, donna, sopravvivenza
zajchik alle 12:58 | permalink | commenti (3)
casa, viaggio, tempo, attualità
Non so nemmeno cosa scriverti. Ma dove è finita la mia musa, che è già il secondo giorno di fila che non so cosa scriverti. Forse si vergogna di me, perché non ho argomenti.


zajchik alle 19:37 | permalink | commenti (1)
musica, tempo, donna, uomo moderno
Che cos’è la perfezione. E’ un insieme di tanti dettagli sbagliati, che vanno a chiudere il cerchio. E’ la bellezza della bolla di sapone, che si schianta cangiante sopra il tuo naso, ma tu non guardare. E’ la fragilità più fragile, disperata e tenera. E’ quello che non posso scordare, e che mi fa sorridere di indulgenza. Una piazza brutta coi portici di cemento, un bar che sembra la tolda di una nave naufragata per caso, troppo caldo, troppo gin, un’olivetta sperduta, un vestito di seta che non lascia proprio nulla all'immaginazione, una mano che brucia sul fianco e i baci giù in metropolitana. Tu avevi un panama distratto, un vestito di lino azzurro chiaro e forse un sigaro. Ti ho rivisto così tante di quelle volte che non ricordo quasi più come sei. Un’ora o forse due, la storia perfetta. Se chiudo gli occhi, rivedo la tua erre. Tutto quello che è andato avanti senza di noi, ed è così banale. E' che mia sorella è preoccupata per l'Irlanda e il Trattato di Lisbona, io ascolto un tango argentino e mi viene in mente che se ora volessi ballare, dentro questa piazza che gracchia di sole stanco, tu non diresti di no.
Vivere sbreccati. Non saprei in che altro modo definire la mia visione della vita, dear C. Quelli che hanno graffi ovunque, e crepe sul marmo antico, pareti senza specchi, tastiere mangiate dalla cenere, lampadine fulminate, tavoli che ballano, coltelli da affilare e nastri perduti insieme a paillette stanche. Non posso che prendermela con i miei geni presuntuosi, per quello che volevo essere e non sono. Anche il joystick del cellulare mi ha abbandonato. C’è sempre il dettaglio che inciampa, e faccio più fatica a scegliere il makeup. Io che accumulo libri e rossetti, e semino le mie briciole per distrazione vezzosa (chissà, magari qualcuno sarà lì a raccogliere e riportare indietro l’ennesimo orecchino) o cupio dissolvi. Il cielo è gonfio di nuvole di un’ennesima variazione. Non è così che volevo quest’alba de la tarde, ma riesco ancora a raccontarmi delle storie. E’ così che sono sopravvissuta sinora. Il corpo che sfugge, si ribella, che non riesco più a blandire. Che rabbia non potersi mettere quel vestito bianco. E già odio quello che ho scritto, la mia testa rapata e i rimpianti appiccati a questa maglia con il baseball e Charlie Brown, che porto tutte le estati da ventidue anni… Sono quello che non ho. Una fottuta dreamer.
Devo smettere di leggere gialli nordici di betulle e psicopatici.
zajchik alle 14:15 | permalink | commenti (1)
casa, tempo, sopravvivenza